In un momento storico in cui la dipendenza dai minerali critici sta assumendo una rilevanza sempre maggiore per l’economia e la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, la vicepresidente Kamala Harris ha annunciato un piano ambizioso per la creazione di una riserva nazionale di queste risorse strategiche.
L’iniziativa, parte di una visione politica industriale più ampia del valore di 100 miliardi di dollari, mira a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento di materiali fondamentali per settori chiave come le batterie, i sistemi di difesa e l’economia verde, riducendo al contempo la dipendenza dalla Cina.
L’importanza dei minerali critici per l’economia e la sicurezza nazionale
I minerali critici sono materiali essenziali per una vasta gamma di applicazioni tecnologiche e industriali, dai veicoli elettrici ai telefoni cellulari, dalle turbine eoliche ai pannelli solari, fino ai sistemi di difesa avanzati. Tra i minerali considerati critici figurano il litio, il cobalto, e l’antimonio, elementi vitali per la produzione di batterie, semiconduttori e leghe metalliche.
La crescente domanda globale di queste risorse, abbinata a problemi legati all’interruzione delle forniture, ha posto i minerali critici al centro delle preoccupazioni economiche e di sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
Molti di questi materiali provengono da paesi con economie politicamente instabili o sono sotto il controllo dominante della Cina, che è leader mondiale nella produzione e raffinazione di numerosi minerali critici.
La dipendenza dalla Cina, in particolare, è una questione di grande preoccupazione per Washington. Il Comitato selezionato della Camera sulla concorrenza strategica tra gli Stati Uniti e il Partito Comunista Cinese ha recentemente raccomandato la creazione di una riserva di minerali critici per proteggere le imprese americane dalle fluttuazioni dei prezzi e dall’eventuale “strumentalizzazione” del dominio cinese nelle catene di approvvigionamento.
Il piano Harris: una riserva per garantire l’indipendenza strategica
Nel dettaglio, il piano della vicepresidente Harris prevede la costituzione di una riserva nazionale di minerali critici per garantire che l’economia statunitense non venga paralizzata da interruzioni improvvise nelle forniture. Questa iniziativa si basa su un modello già collaudato con la riserva strategica di petrolio, creata per far fronte a crisi energetiche e garantire un accesso sicuro al greggio in situazioni di emergenza.
La creazione di questa riserva, tuttavia, non è pensata solo come una risposta passiva alle crisi di approvvigionamento. Il piano di Harris è orientato verso un approccio proattivo, che mira a incentivare la produzione interna di minerali critici attraverso l’uso di poteri speciali previsti dal Defense Production Act, una legge risalente all’era della Guerra Fredda che conferisce al governo il potere di mobilitare l’industria nazionale per motivi di sicurezza.
Secondo la Harris, “un aumento della produzione interna sarà accompagnato da passi innovativi e sostenibili per costruire catene di approvvigionamento più solide, in collaborazione con i nostri alleati e partner“.
Il piano prevede incentivi per investimenti che espandano la produzione non solo negli Stati Uniti, ma anche nei paesi alleati, contribuendo a creare una rete globale di approvvigionamento sicura e diversificata. Queste misure, afferma la campagna della vicepresidente, ridurranno la dipendenza dalla Cina, rafforzando al contempo la sicurezza economica e strategica degli Stati Uniti.
Il ruolo del Defense Production Act
L’utilizzo del Defense Production Act (DPA) rappresenta un passo significativo nel piano di Harris. Questo strumento legislativo è stato utilizzato in passato per affrontare crisi di produzione nazionale, come la mancanza di dispositivi medici durante la pandemia di COVID-19, e permette al governo di incentivare la produzione e la trasformazione di minerali critici a livello nazionale.
Attraverso il DPA, l’amministrazione Harris mira a stimolare la costruzione di impianti di raffinazione e lavorazione dei minerali all’interno degli Stati Uniti, creando posti di lavoro e riducendo la dipendenza da fornitori esterni.
L’espansione della capacità di trasformazione nazionale è fondamentale, poiché molti minerali estratti negli Stati Uniti e nei paesi alleati vengono attualmente inviati in Cina per essere raffinati e trasformati in materiali utilizzabili dall’industria tecnologica.
Harris propone un approccio che non solo aumenti la produzione domestica, ma che affronti anche la questione della sostenibilità nell’estrazione e nella lavorazione dei minerali, garantendo che le catene di approvvigionamento rispettino standard ambientali elevati.
Collaborazione con gli alleati: una rete globale di approvvigionamento
Un altro pilastro del piano di Harris è la collaborazione con gli alleati internazionali. Paesi come il Canada, l’Australia e i membri dell’Unione Europea possiedono ricchi giacimenti di minerali critici e condividono con gli Stati Uniti preoccupazioni simili riguardo alla dipendenza dalla Cina.
Rafforzare la cooperazione con questi paesi per sviluppare risorse e infrastrutture comuni sarà fondamentale per costruire una rete di approvvigionamento resiliente e meno vulnerabile a interruzioni geopolitiche.
Il piano prevede incentivi agli investimenti congiunti in progetti minerari e infrastrutturali, con l’obiettivo di aumentare la produzione nei paesi alleati e di creare catene di valore integrate che possano sostenere l’industria tecnologica globale senza ricorrere a paesi considerati inaffidabili o geopoliticamente instabili.
Il contesto geopolitico e le sfide future
L’iniziativa della vicepresidente Harris si inserisce in un contesto geopolitico in rapido cambiamento, in cui le risorse naturali stanno diventando sempre più strumenti di potere e influenza. La Cina, che controlla gran parte delle riserve mondiali di minerali critici e domina i processi di raffinazione, è vista dagli Stati Uniti come un potenziale rischio non solo economico, ma anche strategico.
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