Acciaio: cresce l’import Ue dalla Cina

importazioni europee dalla Cina di prodotti in acciaioSono in crescita le importazioni europee dalla Cina di prodotti in acciaio. Come emerge dai dati di Eurostat, infatti, nel 2023 si sono sfiorate le 3,8 milioni di tonnellate, superando il precedente record del 2022 di 3,59 milioni di tonnellate e toccando i volumi più alti dal 2016, quando le tonnellate erano state circa 5,9 milioni.

È interessante notare come, nonostante i dazi imposti dell’Unione europea per limitare l’ingresso di finiti e semilavorati in acciaio (gli ultimi quelli sugli articoli in ghisa), i produttori del Dragone abbiamo aumentato le loro vendite verso l’estero a partire dal 2022 ed abbiano quasi raddoppiato le esportazioni rispetto agli 1,84 milioni di tonnellate del 2021.

Un segnale della reazione delle acciaierie cinesi alla depressione della domanda interna causata dalla crisi del settore immobiliare. Queste, infatti, non riuscendo a trovare uno sbocco nel mercato domestico, sono state costrette, da due anni a questa parte, a rivolgersi prevalentemente alle piazze internazionali, come quella europea.

Volumi indirizzati in Europa che vedono l’Italia quale destinazione principe, meta del 44% delle merci siderurgiche cinesi con 1,697 milioni di tonnellate. Seguono, con tonnellaggi molto inferiori, il Belgio con 651mila tonnellate (17%), la Spagna con 311mila tonnellate (8%), i Paesi Bassi con 261mila tonnellate (6,8%) e la Polonia con 237mila tonnellate (6,2%).

Entrando nel dettaglio delle categorie oggetto delle forniture 2023, iI prodotto più importato dai 27 Paesi dell’Unione di provenienza cinese sono stati i piani rivestiti (codice 7210) con 1,03 milioni di tonnellate e di queste sono state 485mila le tonnellate ricevute dalle imprese italiane. Quote che per questo settore sono in calo del 4,21% in Europa e dell’1,52% in Italia rispetto all’anno precedente.

Seguono i semilavorati in acciaio al carbonio (cod. 7207) con una quota di 713mila tonnellate e sono state 622mila tonnellate arrivate nel nostro Paese, con aumenti rispettivamente del 76% e dell’85% sul 2022. In particolare, all’interno della categoria semilavorati si nota un deciso aumento dell’import di bramme.

Dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina e delle conseguenti sanzioni alla Russia, l’import cinese ha sostituito i tonnellaggi perduti dai Paesi in conflitto, vendendo all’Unione circa 624mila tonnellate di bramme nel 2023 (di cui 563mila all’Italia), per un aumento di volumi del 70% rispetto al 2022 mentre, precedentemente alle sanzioni russe e in un contesto di migliore domanda interna, la Cina esportava solo 1.700 tonnellate di bramme verso l’Ue (dato 2021).

Al terzo posto troviamo le barre in acciai speciali (cod. 7228) con 535mila tonnellate e qui l’Italia ha contribuito con 136mila tonnellate. In questo caso, sono rimaste stabili le importazioni continentali (-0,26% annuo), mentre Roma ha incrementato i propri arrivi del 74,5%.

Sono state poi 299mila le tonnellate di piani in acciai speciali (cod. 7225) acquistate in Ue e 209mila di queste hanno avuto come destinazione l’Italia, con cali dell’import rispettivamente del 19.67% e dell’11.91%.

Le quantità di filo in acciaio al carbonio (cod. 7217) sono state 188mila tonnellate, 26mila delle quali dirette verso le imprese italiane, con aumenti del 25,9% in Europa e del 21,78% in Italia.

Infine, 145mila sono state le tonnellate di fili in acciai speciali (cod. 7229). Per questi prodotti sono state acquistate 3.900 tonnellate dal nostro Paese. Questa categoria è quella che ha registrato gli incrementi percentuali maggiori, con l’Ue che ha quasi raddoppiato i propri acquisti (+96%), mentre il nostro Paese li ha quasi triplicati (+263%).

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