
I mercati europei entrano a metà settimana con inflazione, commercio e crescita tutti al centro della concentrazione.
I dati sui prezzi nel Regno Unito hanno sorpreso al ribasso, rafforzando la causa per un imminente taglio dei tassi della Banca d’Inghilterra e muovendo sterline e azioni in direzioni opposte.
Altrove, Washington e Berna si sono avvicinate sul commercio, l’UE ha proseguito con regole più severe sulle frontiere sul carbonio e nuovi dati dalla Germania hanno evidenziato quanto fragile rimanga la ripresa economica della regione con l’avvicinarsi del 2025.
Il Regno Unito pubblica dati inaspettati sull’inflazione
L’inflazione nel Regno Unito si è raffreddata bruscamente al 3,2% a novembre, il livello più basso da marzo, in calo rispetto al 3,6% di ottobre e comodamente al di sotto della previsione del 3,5%.
Il calo fu causato da alimenti più economici come torte, biscotti, cereali e tabacco, insieme a prezzi più bassi per l’abbigliamento femminile.
Questa combinazione ha rafforzato le aspettative che la Banca d’Inghilterra ridurrà i tassi al 3,75% giovedì.
L’inflazione nei servizi è scesa al 4,4%, mentre il CPI core è sceso al 3,2%, indicando un allentamento delle pressioni sui prezzi mentre il mercato del lavoro continua ad ammorbidirsi.
I mercati ora prevedono una probabilità superiore al 90% di un taglio di un quarto di punto, con un voto molto ristretto di 5-4 nel MPC che è ampiamente atteso mentre il governatore Bailey guarda a un’ulteriore disinflazione.
La sterlina è scivolata sulle notizie, mentre l’FTSE 100 si è ripreso, aiutato dai guadagni delle azioni bancarie.
Le previsioni della BoE prevedono ancora che l’inflazione rimanga sopra il 2% fino a metà 2027, anche se le recenti misure di bilancio potrebbero anticipare questa tempistica.
Accordo ‘tariffario’ USA-Svizzera
Il Rappresentante Commerciale degli Stati Uniti ha confermato dettagli chiave dei dazi nell’ambito di un accordo commerciale quadro con Svizzera e Liechtenstein, che si applica retroattivamente dal 14 novembre.
Secondo l’accordo, i dazi sulle importazioni sono ora limitati al tasso più alto tra il 15% della nazione più favorita, un notevole passo indietro rispetto al precedente 39%.
I cambiamenti coprono un’ampia gamma di beni, inclusi prodotti agricoli, parti di ricambio aeronautici e medicinali generici, mentre le esenzioni rimangono in vigore per farmaci, prodotti chimici, oro e caffè.
Come parte dell’accordo, le aziende svizzere si sono impegnate a investire 200 miliardi di dollari negli Stati Uniti entro il 2028, concentrandosi su settori come farmaceutico, dispositivi medici, aerospaziale e produzione d’oro.
Le due parti puntano a finalizzare l’accordo completo entro il 31 marzo 2026, con una revisione dei dazi sul tavolo se i colloqui non dovessero andare a nulla.
UE aumenterà la tariffa di carbonio alle frontiere
L’Unione Europea è pronta ad ampliare il suo Meccanismo di Adeguamento delle Frontiere al Carbonio (CBAM), la prima tariffa al mondo sulle frontiere sul carbonio, per coprire una gamma molto più ampia di prodotti.
Questo include parti per auto, lavatrici, frigoriferi, materiali da costruzione, componenti della rete elettrica e macchinari, tutti beni a valle che dipendono fortemente da acciaio e alluminio.
Le proposte preliminari, pubblicate dalla Commissione Europea il 17 dicembre, sono pensate per chiudere le scappatoie in vista dell’inizio delle piene tariffe CBAM da gennaio 2026 su importazioni come acciai, cemento e fertilizzanti.
Per impedire alle aziende di ingannare il sistema, l’UE prevede di applicare valori di emissione “predefiniti” alle imprese straniere che sottovalutano la loro impronta di carbonio, con particolare attenzione agli esportatori dalla Cina.
L’obiettivo è impedire ai produttori di inviare beni a basse emissioni di carbone in Europa mantenendo invece la produzione ad alte emissioni altrove.
Sebbene la politica abbia suscitato critiche da paesi come Cina, India e Sudafrica per essere protezionista, l’UE afferma che la tassa mira chiaramente a limitare le perdite di carbonio e a mantenere i costi allineati ai prezzi del carbonio dell’UE.
Circa il 25% dei ricavi sarà convogliato alla transizione europea verso le basse emissioni di carbonio, con proventi previsti per raggiungere i 2,1 miliardi di euro entro il 2030.
La fiducia negli affari tedeschi subisce un colpo
La fiducia delle imprese tedesche ha fatto un passo inaspettato a dicembre, con l’indice del clima economico dell’Ifo Institute che è sceso a 87,6 da un 88,0 rivisto a novembre.
Questo risultato è stato al di sotto delle aspettative, con un modesto aumento a 88,2.
Le opinioni delle aziende sulle condizioni attuali sono rimase stabili a 85,6, ma il sentiment riguardo alle previsioni per l’inizio del 2026 si è oscurato, con le aspettative che sono scese a 89,7, la lettura più debole da maggio.
Il ritiro è stato ampio, colpendo manifatturiere, servizi e commercio, mentre l’edilizia è rimasta bloccata a un livello basso.
Il presidente di Ifo, Clemens Fuest, l’ha riassunto senza mezzi termini, affermando che c’erano pochi segni di ottimismo mentre l’anno volgeva al termine.
I dati sottolineano come la ripresa della Germania si sia fermata, dopo due anni di contrazione economica e una crescita solo tiepida prevista per il 2025.
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