
I mercati asiatici sono stati misti venerdì mentre gli investitori sono rimasti ai margini in vista di un importante rapporto sull’occupazione statunitense e di una sentenza della Corte Suprema che potrebbe cambiare il mercato sulla legalità dei dazi globali imposti dal presidente Donald Trump.
Allo stesso tempo, gli sviluppi nel settore petrolifero venezuelano, nuovi dati sull’inflazione cinese e una sfida legale degli stati statunitensi per il congelamento dei finanziamenti federali hanno aggiunto un intenso contesto globale.
I mercati asiatici procedono con cautela
Le azioni asiatiche sono scese nelle prime scambi, riflettendo la cautela degli investitori prima dei principali eventi economici e politici statunitensi.
L’indice più ampio di MSCI delle azioni Asia-Pacifico al di fuori del Giappone è sceso dello 0,09%, mantenendosi appena sotto il massimo storico raggiunto all’inizio della settimana.
Il Nifty 50 indiano è sceso dello 0,4%.
Il Nikkei giapponese ha contraddetto la tendenza regionale, aumentando dell’1,4%, aiutato da buoni utili e da una prospettiva positiva di Fast Retailing, proprietaria del marchio Uniqlo.
I futures sulle azioni europee sono puntati al rialzo, in rialzo dello 0,3%, mentre Wall Street ha chiuso la sessione precedente in gran parte stabile.
Nei mercati statunitensi, le azioni aerospaziali e della difesa hanno superato, con un indice chiave che ha raggiunto un massimo storico, riflesso dai guadagni delle azioni europee della difesa.
Anche l’aumento delle tensioni geopolitiche ha spinto verso l’alto i prezzi del petrolio.
Gli investitori sono concentrati su due rischi a breve termine: il rapporto sull’occupazione statunitense di dicembre e una possibile sentenza della Corte Suprema sulle tariffe imposte durante il primo mandato di Trump.
Gli analisti hanno avvertito che l’abrogazione dei dazi potrebbe colpire le entrate governative, aumentare i rendimenti del Tesoro e scatenare una nuova volatilità.
Per ora, i trader sembravano riluttanti a prendere posizioni elevate prima di questi eventi.
I dati statunitensi pubblicati giovedì hanno mostrato che la domanda di lavoro è rimasta lenta, rafforzando le aspettative che l’economia sia in una fase “niente assunzione, niente licenziamento”.
Gli economisti intervistati da Reuters prevedono che i salari non agricoli siano aumentati di 60.000 a dicembre, dopo un incremento di 64.000 a novembre.
Il rapporto di ottobre ha mostrato una netta perdita di 105.000 posti di lavoro, principalmente a causa dei dipendenti federali che hanno subito acquisti differiti.
I mercati stanno valutando almeno due tagli ai tassi della Federal Reserve quest’anno, anche se i responsabili politici hanno segnalato un numero inferiore di tagli oltre a questo.
Il rendimento del Treasury di riferimento a 10 anni è sceso leggermente fino a intorno al 4,17%, mentre l’indice del dollaro si è mantenuto vicino al massimo di un mese rispetto alle principali valute.
I piani degli Stati Uniti per il settore petrolifero venezuelano
I prezzi del petrolio hanno esteso i guadagni, con il greggio Brent che è salto dello 0,7% a circa 62,46 dollari al barile, mentre gli investitori valutavano i rischi geopolitici e gli sviluppi in Venezuela.
Washington ha annunciato un accordo petrolifero da 2 miliardi di dollari e prevede di vendere il greggio venezuelano bloccato in deposito durante anni di sanzioni.
Gli sforzi sostenuti dal governo degli Stati Uniti per esportare petrolio venezuelano hanno attirato l’interesse di grandi compagnie petrolifere e case commerciali, tra cui Chevron, Vitrol e Trafigura.
Sono previsti colloqui alla Casa Bianca, dove i dirigenti discuteranno i possibili ruoli nella rinascita del settore energetico venezuelano, ormai malconcio.
Gli Stati Uniti hanno indicato l’intenzione di controllare le vendite di petrolio venezuelano e di detenere i proventi su conti statunitensi, con potenziali vendite fino a 50 milioni di barili.
Sebbene il Venezuela detenga le più grandi riserve di petrolio al mondo, anni di sottoinvestimento hanno lasciato le infrastrutture in rovina.
Le stime suggeriscono che la ricostruzione potrebbe costare fino a 100 miliardi di dollari in un decennio, spingendo cautela tra i dirigenti del petrolio nonostante il forte sostegno politico dell’amministrazione Trump.
L’inflazione cinese mostra segnali contrastanti
In Cina, i dati hanno mostrato che l’inflazione dei consumatori è accelerata a dicembre al ritmo più rapido degli ultimi quasi tre anni, spinta dagli aumenti stagionali dei prezzi alimentari in vista del Capodanno lunare.
I prezzi al consumo sono aumentati dello 0,8% su base annua, eguagliando le aspettative, mentre l’inflazione mensile si è attestata allo 0,2%.
Tuttavia, la domanda di fondo è rimasta debole.
L’inflazione di base è rimasta invariata all’1,2%, e i prezzi alla produzione sono diminuiti dell’1,9% rispetto all’anno precedente, estendendo una serie deflazionistica oltre i tre anni.
Per il 2025 nel suo complesso, l’inflazione dei consumatori è rimasta stabile, mancando l’obiettivo di Pechino di circa il 2%.
Gli economisti hanno avvertito che il crollo immobiliare e il mercato del lavoro debole continuano a pesare sulla spesa nonostante il sostegno delle politiche.
Gli stati degli Stati Uniti fanno causa per fondi federali congelati
A peggiorare l’incertezza politica, cinque stati americani guidati dai democratici, tra cui New York e California, hanno intentato una causa contro l’amministrazione Trump per il congelamento di 10 miliardi di dollari di aiuti federali per l’assistenza all’infanzia e altri servizi per famiglie a basso reddito.
Gli stati hanno accusato l’amministrazione di prenderli di mira per motivi politici e di tagliare i fondi senza seguire le procedure legali richieste.
La Casa Bianca non ha commentato immediatamente.
Il caso aggiunge un’ulteriore sfida legale a un contesto politico già complesso, con potenziali implicazioni per i bilanci statali e i programmi sociali.
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