Dall’IA all’oro: 5 previsioni per Wall Street che potrebbero plasmare il 2026

Five Wall Street calls for 2026 on AI spending, sector rotation, gold, oil, Fed rates and why valuations could drive volatility.

Le più grandi aziende di Wall Street vedono il 2026 come un anno in cui temi selettivi conteranno più dei grandi rialzi di mercato.

Invece di puntare su un ulteriore aumento del 17% del SandP 500, come nel 2025, gli strateghi di Goldman Sachs, Morgan Stanley, J.P. Morgan e Bank of America puntano a cinque previsioni specifiche che potrebbero determinare quali investitori vincono e quali inciampano.

Ecco cosa dicono i principali desk di ricerca ai clienti di tenere d’occhio nel 2026.

5 previsioni di Wall Street per il 2026

1. La spesa in conto capitale per l’IA raggiungerà i 527 miliardi di dollari, ma…

Goldman Sachs prevede che la spesa in capitale per l’intelligenza artificiale aumenterà a 527 miliardi di dollari nel 2026, rispetto ai 465 miliardi all’inizio del 2025.

Si tratta di una crescita straordinaria, ma ecco la precisazione cruciale: il team di ricerca di Bank of America avverte di una possibile “sacca d’aria” nel 2026, in cui gli investimenti pesanti continueranno ma i profitti previsti non si saranno ancora concretizzati.

Gli hyperscaler hanno emesso un debito di 121 miliardi di dollari solo nel 2025, e Bank of America prevede altri 100 miliardi di crediti di prestiti per il 2026.

Quel debito crescente diventa rischioso se la crescita dei ricavi non segue la crescita dei capitali.

I veri vincitori nel 2026 saranno aziende che possono dimostrare la monetizzazione dell’IA, non solo la scala del capex.

Goldman indica i semiconduttori, i fornitori di cloud e le aziende di software enterprise come principali beneficiari se l’adozione accelererà come previsto.

2. La rotazione dei settori favorisce finanziari, industriale e sanità rispetto alla tecnologia

Dopo che le azioni tecnologiche mega-cap hanno dominato il 2025, Morgan Stanley e Goldman Sachs prevedono che la leadership si amplierà significativamente nel 2026.

Entrambe le aziende segnalano i settori finanziario, industriale e sanitario come sovrappeso delle idee, poiché gli utili raggiungono le valutazioni e il mercato rivaluta i multipli tecnologici.

Questa rotazione è importante perché potrebbe significare rendimenti a una cifra per i Magnificent Seven mentre altre parti del mercato ottengono guadagni a doppia cifra.

Per gli investitori a reddito, i finanziari offrono rendimenti attraenti e margini netti di interesse in aumento se il ciclo di taglio dei tassi della Fed si stabilizza.

Per gli investitori in crescita, le industrie beneficiano della spesa infrastrutturale e dell’accelerazione dei capex tramite IA.

Bank of America avverte che questa rotazione non è garantita; Se la monetizzazione dell’IA si accelerasse improvvisamente, la tecnologia potrebbe riconquistare la leadership altrettanto rapidamente.

3. L’oro sale a $4.900; Il petrolio resta debole

Il team materie prime di Goldman Sachs ha effettuato una delle decisioni più audaci del 2026: oro a 4.900 dollari per oncia entro fine anno, mentre il petrolio raggiunge in media solo 56 dollari al barile.

La tesi dell’oro si basa sull’acquisto strutturale delle banche centrali (Goldman prevede 70 tonnellate al mese) e sui futuri tagli dei tassi da parte della Fed che alimentano la domanda di fondi negoziati in borsa.

J.P. Morgan va ancora oltre, vedendo l’oro a circa 5.055 dollari per oncia nel quarto trimestre del 2026.

L’olio si trova di fronte al vento opposto. Un’enorme ondata globale di offerta di gas naturale liquefatto, unita alla riluttanza dell’OPEC a tagliare aggressivamente la produzione, lascerà il mercato in sovraccarico a meno che grandi shock geopolitici non interrompano l’offerta.

Goldman vede il greggio Brent a 56 dollari, contro opinioni di consenso più vicine a 62 dollari.

Questa divergenza: oro in forte rialzo, petrolio in calo, riflette i due principali rischi macro che il 2026 dovranno affrontare: l’incertezza dell’inflazione e le dinamiche della transizione energetica.

4. Il percorso dei tassi della Fed determinerà quali asset supereranno le prestazioni

Morgan Stanley e J.P. Morgan prevedono che il percorso graduale di tagli dei tassi della Fed porterà i rendimenti a calare nella prima metà del 2026, per poi stabilizzarsi man mano che i dati sull’inflazione si stabilizzeranno.

Entrambe le aziende vedono i rendimenti in un intervallo tra il 3,5% e il 4,5% piuttosto che un crollo drammatico.

Questo è importante perché modella i rendimenti su azioni, obbligazioni e materie prime contemporaneamente.

Tassi reali più bassi (tassi nominali meno inflazione), combinati con incertezza geopolitica, creano condizioni classiche per la domanda d’oro.

I team a reddito fisso prevedono una maggiore volatilità realizzata e una potenziale apertura di finestre MandA man mano che il flusso delle operazioni si normalizza.

Per gli investitori azionari, l’assenza di un forte taglio dei tassi o di un picco crea uno scenario ideale: un potenziale rialzo moderato, ma anche un rischio al ribasso moderato se gli utili deludono.

5. Gli obiettivi SandP 500 rivelano un profondo disaccordo sul rischio di valutazione

J.P. Morgan prevede che il SandP 500 raggiunga 7.500 entro la fine del 2026, assumendo una crescita degli utili del 13-15% e due tagli dei tassi della Fed.

Michael Wilson di Morgan Stanley punta a 7.800, basandosi su ipotesi utili simili.

Ma Savita Subramanian di Bank of America offre solo il 4% di potenziale rispetto ai livelli attuali, citando il rischio di valutazione e la necessità di un “reset” di mercato se gli utili deludono.

Il divario tra il caso rialzista di Morgan Stanley e quello ribassista di BofA rivela un reale disaccordo sul fatto che il 2026 porti a una crescita degli utili senza compressione multipla.

Questa incertezza da sola suggerisce una volatilità imminente, esattamente ciò a cui trader e investitori dovrebbero prepararsi con lo svolgere del 2026.

La domanda cruciale: le aziende riusciranno a ottenere valutazioni più alte, oppure il mercato chiederà multipli più bassi prima di spingere verso l’alto?

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