Nella settimana dell’8 aprile 2025, la tensione tra Stati Uniti e Cina ha raggiunto un nuovo picco drammatico.
L’amministrazione del presidente Donald Trump ha minacciato di applicare un ulteriore dazio del 50% su tutte le merci cinesi, portando il totale dei dazi statunitensi su Pechino a un incredibile 104%. Ma il dato reale, considerando anche i dazi già esistenti su acciaio e alluminio, è ancora più allarmante: 129% di tariffazione totale sulle importazioni cinesi.
Questa mossa rappresenta l’ultimo capitolo di una lunga sequenza di misure punitive reciproche che ha visto prima l’imposizione di un dazio del 20% su tutti i prodotti cinesi, poi un ulteriore 25% su acciaio e alluminio, seguito da un 34% da parte della Cina in risposta, e ora questo potenziale 50% addizionale dagli USA.
Il termine per evitare l’applicazione dei nuovi dazi era fissato per la mezzanotte del 9 aprile (ora CST). Secondo Trump, se la Cina avesse “teso la mano” per negoziare, l’America si sarebbe dimostrata “generosa”. In mancanza di ciò, però, il presidente ha dichiarato con fermezza che “farà tutto il necessario per proteggere gli interessi americani”.
La strategia della Cina: Occhio per occhio, dazio per dazio
Pechino ha però scelto di non piegarsi. Al contrario, ha reagito con quella che i media cinesi definiscono una “strategia colpo su colpo”, ribadendo la volontà di rispondere a ogni minaccia con pari forza.
La Cina ritiene che questa guerra commerciale, nel medio termine, danneggerà l’economia americana più della propria. Per questo motivo, sta adottando una politica di “attesa e risposta”, monitorando la situazione e agendo con fermezza a ogni mossa statunitense.
Il Ministero del Commercio cinese ha dichiarato: “La minaccia statunitense di aumentare ulteriormente i dazi è un errore su un errore.”
Anche dalla Casa Bianca non si sono fatti attendere i toni bellicosi: la portavoce Karoline Leavitt ha affermato che “è stato un errore da parte della Cina reagire con dazi. Quando l’America viene colpita, il presidente risponde colpendo più forte.”
Chi paga davvero il prezzo della guerra commerciale?
Mentre USA e Cina si affrontano a colpi di tariffe, sono le imprese di tutto il mondo – americane, cinesi, europee e asiatiche – a pagarne il prezzo reale.
Gli analisti evidenziano come i precedenti aumenti tariffari voluti da Trump abbiano già eroso significativamente i margini di profitto degli esportatori. Qualsiasi ulteriore incremento rischia di aumentare l’aggressività negoziale di Washington, con l’obiettivo di escludere la Cina dal più grande mercato di consumo del mondo.
C’è però anche chi propone un’idea radicale: alcuni analisti suggeriscono che la Cina potrebbe sospendere completamente le esportazioni verso gli Stati Uniti, evitando così di subire alcun impatto, anche se i dazi raggiungessero livelli esorbitanti.
Crollano le borse asiatiche e il settore metalli: La reazione dei mercati alla nuova minaccia Usa
L’annuncio del dazio aggiuntivo del 50% da parte degli Stati Uniti ha provocato un’ondata di vendite sui mercati asiatici, segnando una giornata nera per le borse della regione. Gli investitori, preoccupati per la prospettiva di un’escalation senza soluzione della guerra commerciale, hanno iniziato a ritirarsi da titoli legati al commercio internazionale e al manifatturiero.
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In Giappone, l’indice Nikkei 225 ha chiuso in calo di quasi 4%, evidenziando la sensibilità del mercato giapponese alle tensioni tra le due maggiori economie mondiali.
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A Taiwan, il listino di riferimento è crollato del 5,8%, con particolare pressione su titoli tecnologici e industriali.
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A Hong Kong, l’indice Hang Seng è riuscito a recuperare parte delle perdite iniziali, ma ha comunque chiuso in negativo dello 0,4%.
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In Corea del Sud, il Kospi 200 ha ceduto l’1,8%, confermando un sentiment regionale fortemente ribassista.
India e il comparto dei metalli: Settimana nera per l’alluminio
In India, la reazione dei mercati è stata altrettanto dura. Il settore dei metalli ha vissuto una delle peggiori settimane dell’ultimo anno:
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L’indice Nifty Metal ha perso 2,5% nella sola giornata dell’8 aprile, con un calo complessivo di oltre l’8% su base settimanale.
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Le tre principali aziende dell’alluminio – Hindalco, NALCO e Vedanta – hanno registrato cali tra l’1% e il 2% rispetto al giorno precedente.
Il prezzo dell’alluminio sul mercato interno è sceso dell’1,22%, chiudendo a 231,3 rupie per kg, equivalenti a circa 2,67 dollari per kg. Questa flessione è legata all’aumento del consumo cinese in vista dell’entrata in vigore dei nuovi dazi, con conseguente calo delle scorte nei magazzini del LME.
Un caso emblematico è quello del porto malese di Port Klang, dove si è registrata una forte diminuzione degli stock destinati all’export cinese. Questo ha portato a una riduzione delle scorte LME di 2.175 tonnellate, portando il totale a 452.525 tonnellate.
Europa e Stati Uniti: Il contagio si estende ai mercati occidentali
Anche i mercati finanziari europei hanno subito l’effetto domino delle tensioni Usa-Cina. Le borse di Londra, Francoforte e Parigi hanno aperto in ribasso, rispecchiando l’umore negativo delle piazze asiatiche. In particolare:
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Il FTSE 100 britannico ha subito pressioni da parte dei titoli minerari.
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Il DAX tedesco, già indebolito dai dati negativi sulla produzione industriale, ha visto ulteriori vendite nei comparti ciclici.
Anche i futures americani, inizialmente positivi, hanno virato in territorio negativo:
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S&P 500 previsto in calo dello 0,5%
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Nasdaq atteso a –0,2%
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Dow Jones Industrial Average stimato in calo dello 0,7%
Controtendenza cinese: Mercati in crescita e sostegno governativo
A sorpresa, l’unico mercato a chiudere la giornata in territorio positivo è stato quello cinese. Le borse di Shanghai e Shenzhen hanno registrato rialzi, riflettendo la fiducia dei mercati interni nella capacità del governo cinese di gestire la crisi.
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L’indice SSE Composite di Shanghai ha chiuso in rialzo dell’1,1%
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Lo Shenzhen SE Composite ha guadagnato un solido 2,2%
Secondo fonti ufficiali, Pechino sarebbe pronta a mettere in campo nuove misure di stimolo fiscale e monetario, al fine di compensare l’impatto dei dazi e sostenere le imprese esportatrici.
Scenari futuri: Quali prospettive per l’economia globale e i metalli industriali? Un conflitto a lungo termine o una trattativa alle porte?
La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, ormai estesa a quasi tutte le categorie merceologiche, sembra destinata a durare.
La strategia di Trump si fonda su una logica di massima pressione, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il disavanzo commerciale e ricondurre le catene di approvvigionamento in territorio americano. Tuttavia, questa politica si scontra con la realtà di una globalizzazione interconnessa, dove ogni interruzione alle filiere genera impatti sistemici.
Dall’altra parte, la Cina punta sulla resilienza interna e sulla diversificazione dei mercati di sbocco, rafforzando i legami commerciali con il Sud-Est asiatico, l’America Latina e l’Africa. Una trattativa non è esclusa, ma al momento entrambi i paesi sembrano più concentrati a consolidare le proprie posizioni che a cedere terreno.
Implicazioni dirette per le materie prime industriali
La guerra dei dazi ha già avuto un impatto concreto sui prezzi e sugli equilibri delle principali commodity industriali. Ecco una panoramica sintetica delle conseguenze attuali e delle possibili evoluzioni:
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Alluminio: Come già illustrato, è tra i metalli più esposti, sia per ragioni strutturali (elevata produzione cinese) sia per il diretto coinvolgimento nei dazi USA. Le prossime settimane potrebbero vedere una nuova ondata di volatilità, soprattutto se la Cina ridurrà le esportazioni o il dollaro si rafforzerà ulteriormente.
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Rame: Il metallo rosso soffre il rallentamento della manifattura globale e i timori di recessione. Tuttavia, resta fondamentale per la transizione energetica e la mobilità elettrica. Un accordo commerciale potrebbe far ripartire i prezzi rapidamente, ma fino ad allora la domanda potrebbe rimanere debole, soprattutto in Europa e Stati Uniti.
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Zinco: Penalizzato dalla crisi dell’edilizia cinese, potrebbe rimanere sotto pressione, anche se interruzioni produttive in alcuni paesi esportatori potrebbero fornire un supporto temporaneo ai prezzi.
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Nichel: Il ribasso attuale è legato a un eccesso di offerta dall’Indonesia, ma il metallo rimane strategico per le batterie dei veicoli elettrici. Se la Cina decidesse di limitare le esportazioni tecnologiche come ritorsione, il nichel potrebbe vedere un brusco rimbalzo.
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Piombo: In fase calante, riflette il calo strutturale della domanda di batterie al piombo. Tuttavia, rimane esposto alla volatilità del settore automotive, che è tra i più sensibili alle guerre commerciali.
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Stagno: Unico metallo in ascesa, beneficia della crisi dell’offerta e della sua importanza nell’elettronica. Finché le forniture dal Myanmar e dalla RDC rimarranno instabili, i prezzi resteranno elevati.
Prospettive economiche globali e rischio sistemico
L’intensificarsi della guerra commerciale sta già rallentando l’attività economica globale. Gli effetti si propagano tramite diversi canali:
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Inflazione importata nei paesi sviluppati, a causa del rincaro delle merci soggette a dazi.
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Rallentamento degli investimenti per incertezza politica e finanziaria.
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Instabilità nei mercati emergenti, spesso dipendenti dal commercio con Cina e USA.
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Calo della fiducia sia tra le imprese che tra i consumatori, specialmente in Europa.
Le banche centrali si trovano ora in un delicato equilibrio tra contenere l’inflazione e sostenere la crescita, mentre gli investitori cercano riparo in asset rifugio, spostando i capitali lontano da settori ciclici come quello dei metalli industriali.
Conclusione: La guerra dei dazi come spartiacque geopolitico
La crisi in corso va ben oltre l’ambito commerciale. Segna un cambiamento nell’ordine economico globale, dove il conflitto tra le due superpotenze coinvolge non solo merci, ma anche tecnologia, energia, sicurezza e approvvigionamenti strategici.
In questo contesto, i metalli non ferrosi rappresentano una cartina tornasole delle tensioni globali. Le loro oscillazioni di prezzo non riflettono solo domande e offerte fisiche, ma anche paure, aspettative e strategie geopolitiche.
Il mondo guarda a Washington e Pechino, sperando in un’apertura diplomatica. Ma fino ad allora, le borse resteranno nervose, i prezzi instabili, e le imprese dovranno imparare a navigare un nuovo ordine commerciale globale.
L’articolo Guerra commerciale Usa-Cina: Una spirale di dazi che scuote i mercati globali proviene da Commodity Evolution.




