
Il colosso minerario cileno Antofagasta e il principale produttore cinese di rame, Jiangxi Copper, hanno raggiunto un accordo sui costi di trattamento e raffinazione (TC/RCs) per il 2025.
Secondo fonti di entrambe le aziende, le tariffe si sono stabilite rispettivamente a 21,25 dollari per tonnellata e 2,125 centesimi per libbra. Questo accordo, annunciato il 6 dicembre, rispecchia le aspettative di mercato ma ha acceso il dibattito tra gli operatori del settore.
Un accordo al di sotto delle previsioni dei produttori
I TC/RCs rappresentano un parametro cruciale nell’equilibrio economico tra le miniere e le fonderie, poiché indicano i costi che i minatori pagano ai produttori per trasformare i concentrati grezzi in metallo raffinato.
Sebbene il mercato prevedesse tariffe nell’intervallo di 30-40 dollari per tonnellata, molti produttori hanno criticato la soglia di 21,25 dollari, giudicandola insostenibile. “Vendere al di sotto dei 40 dollari per tonnellata significherebbe operare in perdita,” ha dichiarato una fonte del settore.
Il nuovo accordo è significativamente inferiore rispetto a quello stabilito a metà anno tra Antofagasta e altre fonderie asiatiche, pari a 23,25 dollari per tonnellata e 2,325 centesimi per libbra. Ancora più drammatico è il confronto con il contratto del 2024, che vede una riduzione del 73% rispetto alle tariffe precedenti.
Proposte iniziali e un lungo percorso negoziale
Il processo negoziale tra Antofagasta e le fonderie cinesi è stato lungo e complesso. La prima offerta della compagnia cilena, avanzata l’11 novembre, proponeva TC/RCs pari a 10 dollari per tonnellata e 1 centesimo per libbra, una cifra giudicata insostenibile dagli acquirenti.
Solo a dicembre l’offerta è stata rivista a 16 dollari per tonnellata, prima di arrivare alla cifra finale. “La durata delle discussioni dimostra quanto fossero distanti le aspettative tra venditori e acquirenti,” ha affermato un rappresentante di una fonderia.
Un mercato in crisi: domanda in crescita e offerta limitata
Il mercato globale dei concentrati di rame affronta una sfida cruciale: una crescente domanda di rame raffinato, alimentata da investimenti in infrastrutture e transizione energetica, si scontra con una disponibilità limitata di concentrati.
Il deficit del mercato dei concentrati raggiungerà 52.000 tonnellate nel 2024 e si amplierà a 848.000 tonnellate nel 2025.
Questo squilibrio è esacerbato dall’aumento della capacità di fusione in paesi come Cina, Indonesia, India e la Repubblica Democratica del Congo, che intensifica la competizione per l’approvvigionamento di materie prime.
Inoltre, i costi di trattamento spot hanno subito una significativa pressione al ribasso nel 2024, scendendo sotto i 20 dollari per tonnellata e 2 centesimi per libbra già a marzo.
Il rischio per le fonderie asiatiche
Per molte fonderie asiatiche, i TC/RCs concordati per il 2025 sono ben al di sotto del livello di pareggio, generalmente stimato tra 40 e 60 dollari per tonnellata.
Questo potrebbe tradursi in significativi tagli alla produzione, mettendo ulteriormente sotto pressione la catena di approvvigionamento globale. “Le fonderie potrebbero ridurre drasticamente la produzione nel 2025,” ha commentato una fonte del settore.
Tale scenario rischia di creare un circolo vizioso, con una diminuzione dell’offerta di metallo raffinato che potrebbe portare a ulteriori squilibri nei prezzi.
Prospettive future e la posizione del Giappone
Mentre molti acquirenti cinesi potrebbero seguire l’accordo di Antofagasta come benchmark, resta incerta la reazione delle fonderie giapponesi. “Non accetteranno tariffe inferiori ai 30 dollari per tonnellata. Alcuni potrebbero persino dichiarare una sospensione dei contratti,” ha riferito un insider del settore.
Con l’avvicinarsi del 2025, le trattative per i nuovi benchmark si preannunciano particolarmente difficili. Da un lato, i prezzi devono riflettere le fondamenta del mercato; dall’altro, i produttori si trovano a dover bilanciare la necessità di operare con margini accettabili in un contesto di incertezza.
Impatto Economico e Geopolitico del Mercato dei Concentrati di Rame
1. Il rame: una risorsa strategica nell’era della transizione energetica
Il rame è essenziale per la transizione verso un’economia globale a basse emissioni di carbonio. Grazie alla sua conducibilità elettrica, è un materiale chiave per le infrastrutture delle energie rinnovabili, i veicoli elettrici e le reti di trasmissione elettrica. Secondo l’International Energy Agency (IEA), la domanda di rame potrebbe triplicare entro il 2040 per soddisfare le esigenze dei nuovi paradigmi energetici.
Tuttavia, l’offerta non tiene il passo. L’aumento della capacità di raffinazione in Asia e in Africa non è bilanciato da un sufficiente incremento nell’estrazione e nella produzione di concentrati di rame.
Questo squilibrio accentua la dipendenza delle nazioni importatrici dalle poche grandi aziende minerarie globali come Antofagasta, che svolgono un ruolo dominante nelle dinamiche del mercato.
2. Pressione sui produttori: i limiti strutturali delle miniere
La scarsità di nuovi progetti minerari è uno dei principali fattori dietro la crescente pressione sui TC/RCs. Lo sviluppo di nuove miniere è costoso, richiede anni di lavoro e affronta spesso forti opposizioni ambientali e sociali. Inoltre, i giacimenti esistenti stanno esaurendosi e offrono minerali di qualità inferiore, che necessitano di processi più costosi per essere raffinati.
Il costo medio di sviluppo di una nuova miniera di rame si aggira sui 3-5 miliardi di dollari, con tempi di realizzazione che possono superare i 10 anni. Nel frattempo, i minatori sono costretti a massimizzare la produzione dai giacimenti esistenti, contribuendo a un deterioramento della qualità dei concentrati e a un aumento dei costi operativi.
3. Il ruolo cruciale della Cina e le tensioni geopolitiche
La Cina, il maggiore consumatore mondiale di rame, si trova al centro delle dinamiche di mercato. Il paese rappresenta circa il 50% della domanda globale e domina il settore della fusione grazie a un’enorme capacità produttiva.
Tuttavia, la sua dipendenza dalle importazioni di concentrati la rende vulnerabile agli shock di offerta.
L’incremento delle capacità di fusione in altri paesi emergenti, come l’Indonesia e la Repubblica Democratica del Congo (RDC), potrebbe modificare gli equilibri del mercato, ma anche alimentare tensioni geopolitiche. La RDC, in particolare, è già al centro di un’intensa competizione tra Cina e Occidente per il controllo delle sue risorse minerarie.
In questo contesto, gli accordi commerciali tra paesi produttori e consumatori diventano anche strumenti di influenza geopolitica. La Cina, ad esempio, ha investito massicciamente in infrastrutture e miniere all’estero, consolidando il suo controllo sulla catena di approvvigionamento globale di rame.
4. L’impatto sui mercati asiatici: il rischio per le fonderie
L’accordo tra Antofagasta e Jiangxi Copper mette in difficoltà le fonderie asiatiche, che operano già in un contesto di margini sempre più ridotti. Molte di esse, specialmente in Giappone e Corea del Sud, hanno modelli di business altamente dipendenti da TC/RCs più elevati per mantenere la redditività.
Con tariffe così basse, le fonderie potrebbero essere costrette a:
- Ridurre la produzione, aggravando la scarsità di metallo raffinato.
- Rinegoziare i contratti a lungo termine, con potenziali impatti sulla stabilità dei prezzi.
- Concentrarsi su progetti a maggiore valore aggiunto, come la produzione di leghe speciali o componenti avanzati per l’industria elettronica.
5. Possibili ripercussioni sui prezzi del rame
Il 2025 potrebbe essere un anno turbolento per i prezzi del rame, con un forte potenziale di volatilità. Da una parte, l’offerta limitata di concentrati dovrebbe sostenere i prezzi del metallo; dall’altra, la riduzione della capacità di fusione rischia di comprimere la domanda a breve termine.
Gli analisti prevedono che i prezzi spot del rame potrebbero raggiungere nuovi record, soprattutto se la scarsità di concentrati si aggrava ulteriormente. Tuttavia, un rallentamento economico globale o un calo della domanda cinese potrebbero bilanciare temporaneamente queste pressioni al rialzo.
6. Conclusioni: verso un mercato sempre più complesso
L’accordo tra Antofagasta e Jiangxi Copper rappresenta solo la punta dell’iceberg di una complessa rete di interazioni economiche, geopolitiche e ambientali. Il rame, essendo un indicatore chiave dell’economia globale, continuerà a riflettere le dinamiche di una transizione energetica accelerata e di un mondo sempre più interconnesso.
Le sfide del settore non riguardano solo i grandi player, ma hanno impatti a catena su tutta l’economia mondiale: dai produttori industriali agli investitori, fino ai consumatori finali. In questo scenario, innovazione tecnologica, sostenibilità e diplomazia commerciale saranno fattori decisivi per modellare il futuro del mercato.
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