
Il titolo Apple (NASDAQ: AAPL) è sceso di quasi il 3%, mentre Evercore e Citi hanno emesso note costruttive in vista del rapporto sugli utili dell’azienda in scadenza per il 29 gennaio.
La disconnessione evidenzia una tensione fondamentale di mercato, poiché l’ottimismo degli analisti sul ciclo dell’iPhone 17 si è scontrato con una vasta posizione di rischio inevitabile, guidata dalle crescenti minacce tariffarie di Trump verso la Groenlandia.
I titoli tariffari hanno superato l’aggiornamento
Il contesto più ampio del mercato racconta la storia.
Martedì, le principali azioni tecnologiche sono ritirate mentre gli investitori fuggivano in salvo dopo le rinnovate minacce tariffarie di Trump sui paesi europei, con dazi del 10% a partire dal 1° febbraio, che salivano al 25% a giugno a meno che la Danimarca non ceda la Groenlandia.
Il Nasdaq 100 e i cosiddetti nomi tecnologici mega-cap “Magnificent Seven” sono tutti diminuiti contemporaneamente, segnalando una rotazione a livello settorale piuttosto che una debolezza specifica di Apple.
Il calo del 3% delle azioni Apple rispecchia questa struttura di mercato.
Quando la retorica dei dazi domina i titoli dei giornali, gli investitori non distinguono tra la forte domanda di iPhone di Apple e i venti contrari macroeconomici.
Al contrario, vedono l’esposizione a interruzioni manifatturiere in Asia e all’incertezza della catena di approvvigionamento che potrebbe costringere Apple ad assorbire costi più alti o a trasferirli ai consumatori.
Azioni Apple: l’ottimismo degli analisti si scontra con le preoccupazioni sui costi a breve termine
Evercore ISI ha aggiunto Apple alla sua lista “Tactical Outperform” il 20 gennaio, citando aspettative di potenziale di rialzo a breve termine rispetto alle stime di Street in vista degli utili.
L’azienda ha aumentato la previsione di ricavi dell’iPhone al 17% di crescita annua rispetto all’11% di consenso, trainata dal mix dei modelli premium e dai prezzi medi di vendita più alti.
Citi ha presentato Apple come un acquisto, con un obiettivo di prezzo di 330 dollari e ottimismo sul ciclo dell’iPhone 17 e sul passaggio di Apple a un packaging avanzato con chip nel 2026.
Eppure ecco la complicazione: Citi ha contemporaneamente abbassato il suo obiettivo di prezzo da 330 a 315 dollari e ha ridotto le stime per riflettere l’aumento dei costi dei componenti di memoria.
In particolare, i prezzi dei contratti DRAM (i chip di memoria all’interno di iPhone e Mac) sono previsti per aumentare del 40-70% nel primo trimestre del 2026, con la scadenza degli accordi di fornitura a lungo termine di Apple.
La memoria rappresenta tipicamente il 10-15% del costo totale di produzione di un iPhone.
Se Apple non riuscirà a ottenere condizioni favorevoli con fornitori come Samsung e SK Hynix, i margini potrebbero comprimersi significativamente a partire dal secondo e terzo trimestre del 2026.
Evercore sostiene che Apple sia “ben protetta” fino ai trimestrili di dicembre e marzo grazie agli accordi esistenti, ma tale protezione scade.
Il rapporto sugli utili di Apple del 29 gennaio sarà il catalizzatore cruciale.
La direzione deve convincere gli investitori che l’inflazione dei costi della memoria non comprimerà sostanzialmente i margini fino al 2026, e che i rischi tariffari rimangono minacce lontane piuttosto che venti contrari immediati.
Se le previsioni deluderanno su entrambi i fronti, il calo del 3% di martedì potrebbe sembrare una nota a piè di pagina di una svendita più ampia.
Il titolo Apple rimane un detenuto per gli investitori a lungo termine, ma la volatilità a breve termine sembra destinata a persistere fino a quando le prospettive di margine non saranno chiarite.
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