Nel dibattito politico americano, le tariffe sono tornate al centro della scena, con i candidati presidenziali che si sono scambiati frecciate su un tema che, pur avendo risvolti nazionali, ha enormi implicazioni globali.
Nonostante l’amministrazione Biden abbia mantenuto gran parte delle tariffe dell’era Trump, il possibile ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca promette di riaccendere ulteriormente la guerra commerciale, questa volta con proposte ancora più ambiziose e, potenzialmente, distruttive.
La Proposta di Trump: Tariffe Senza Precedenti
L’ex presidente Trump ha annunciato che, in caso di una sua rielezione, imporrebbe tariffe generalizzate tra il 10% e il 20% su gran parte dei $3 trilioni di importazioni annue degli Stati Uniti, con una tariffa minima del 60% su tutte le importazioni dalla Cina.
Queste cifre rappresentano una svolta senza precedenti, destinate a scuotere non solo il commercio globale, ma anche la logistica e la filiera di approvvigionamento degli Stati Uniti.
Le Tariffe: Un Boomerang Economico?
Le tariffe, di per sé, non sono un concetto nuovo. Aumentano i costi per gli importatori, che spesso trasferiscono questi aumenti ai consumatori finali sotto forma di prezzi più elevati. Nel 2018, le tariffe introdotte dall’amministrazione Trump sui beni cinesi hanno causato un aumento del costo dei container e un’impennata temporanea delle spedizioni verso gli Stati Uniti.
I dati mostrano che i tassi di trasporto container dall’Asia alla costa occidentale degli Stati Uniti sono aumentati drasticamente da luglio 2018, raddoppiando entro novembre. Questo accadeva perché molti importatori cercavano di anticipare l’entrata in vigore delle tariffe, caricando le proprie scorte prima degli aumenti previsti.
Tuttavia, nel lungo termine, questo comportamento ha avuto un effetto boomerang: un calo delle importazioni l’anno successivo, con effetti depressivi sui volumi di spedizione del 2019.
Questa corsa alle scorte non solo ha alterato i flussi containerizzati, ma ha anche innescato un aumento temporaneo dei costi logistici, senza però risolvere il problema di fondo: il danno economico che le tariffe finiscono per causare agli stessi consumatori americani che si vorrebbero proteggere.
Biden e la Continuazione della Strategia Tariffaria
Mentre molti si aspettavano che l’amministrazione Biden avrebbe annullato le tariffe imposte da Trump, il presidente attuale ha scelto di mantenere gran parte di esse, aumentando addirittura altre tariffe su una gamma più modesta di beni cinesi.
La giustificazione è sempre la stessa: proteggere i posti di lavoro americani e ridurre la dipendenza dagli approvvigionamenti esteri. Tuttavia, l’efficacia di queste misure rimane dubbia, considerando che il surplus commerciale cinese con gli Stati Uniti continua a crescere, mentre i consumatori americani si ritrovano a pagare di più per una vasta gamma di prodotti.
Le Tariffe: Un Fardello per i Consumatori?
Le tariffe non sono solo una battaglia tra governi e produttori. Alla fine, è il consumatore che ne paga il prezzo. Prendiamo ad esempio un tipico televisore da 49 pollici: il costo del trasporto marittimo rappresenta circa l’1,5% del prezzo finale.
Anche se i costi di spedizione raddoppiassero a causa delle tariffe, questo impatterebbe solo marginalmente sul prezzo del prodotto. Tuttavia, con un aumento delle tariffe fino al 20% o, peggio, al 60% per i beni cinesi, i costi di importazione aumenterebbero drasticamente, con un aumento dei prezzi che si farebbe sentire in modo molto più marcato sui consumatori finali.
Trump 2025: Un Ritorno alle Tariffe e il Caos Logistico
Se Trump dovesse tornare alla Casa Bianca nel 2025 e attuare le sue proposte tariffarie aggressive, gli effetti potrebbero essere ancora più devastanti rispetto al 2018. Le aziende statunitensi, specialmente quelle che dipendono dalle importazioni cinesi, si troverebbero costrette a fare fronte a un aumento significativo dei costi, con la prospettiva di dover scegliere tra trasferire questi costi ai consumatori o assorbire le perdite.
Inoltre, i nuovi dazi provocherebbero un aumento della domanda di spedizioni marittime, come accaduto nel 2018. Le società di logistica si troverebbero a gestire un’ondata di richieste di trasporto anticipato prima dell’introduzione delle tariffe, provocando un aumento dei tassi di spedizione e, di conseguenza, costi logistici ancora più elevati per gli importatori.
Retorica Protezionista: Una Strategia Obsoleta?
La retorica protezionista di Trump, che mira a “proteggere i lavoratori americani”, ignora una realtà fondamentale: il mercato globale è interconnesso in modo inestricabile. Bloccare o limitare le importazioni da un paese come la Cina non si traduce automaticamente in un aumento della produzione nazionale.
In molti casi, semplicemente si trasferisce la produzione ad altri paesi, mantenendo intatti i costi, o si creano carenze che finiscono per danneggiare ulteriormente i consumatori.
A lungo termine, i dazi potrebbero causare danni ancora maggiori, scatenando una potenziale guerra commerciale con paesi come la Cina che potrebbero rispondere imponendo tariffe sui beni americani, con conseguenze disastrose per l’export degli Stati Uniti.
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