Dopo aver aperto l’anno su livelli addirittura più alti di quelli del dello scorso anno, sfiorando i 144 $/ton CFR Cina, i prezzi del minerale di ferro hanno avviato una decisa fase di correzione dalla fine di gennaio. Rispetto al picco di inizio mese, la quotazione del minerale con un contenuto di ferro del 62% ha perso circa 17 $/ton o il 12%, posizionandosi recentemente attorno ai 127 $/t CFR.
La principale ragione di questa discesa risiede nel calo della produzione siderurgica cinese, testimoniata dagli ultimi dati della China Iron and Steel Association: nell’ultima decade di gennaio di quest’anno, la produzione di acciaio grezzo delle imprese siderurgiche di medie e grandi dimensioni è calata di quasi il 4% rispetto alla settimana precedente, complice l’imminente inizio delle festività del capodanno lunare.
Di conseguenza, sono venuti meno gli acquisti di minerale da parte delle acciaierie cinesi, anche perché, nel frattempo, si è assistito a un incremento delle scorte presso i principali porti del Paese. A fronte della minor domanda, la maggior parte dei fornitori internazionali ha deciso di ritirare le proprie offerte nei giorni scorsi.
Gli scambi dovrebbero riprendere al termine delle festività in Cina e, secondo diverse fonti di mercato, aumentare intorno al 5 marzo, data in cui si terranno le tradizionali Due sessioni, portando a un recupero delle quotazioni. Ciononostante, gli sforzi messi in campo dalle autorità di Pechino per stimolare l’economia e le aspettative di una domanda in crescita dopo il capodanno cinese potrebbero non essere sufficienti a sostenere le quotazioni della materia prima siderurgica per eccellenza nel lungo periodo.
Si prevede infatti che la domanda cinese di acciaio rimarrà relativamente bassa nel primo trimestre e nell’intero 2024, considerato il perdurare della crisi del settore immobiliare del Paese. Secondo diversi analisti internazionali, l’output cinese di acciaio grezzo quest’anno potrebbe risultare stabile o leggermente inferiore agli 1,019 miliardi di tonnellate prodotti nel 2023 (un dato sostanzialmente invariato rispetto a quello dell’anno precedente).
Allo stesso tempo, le esportazioni cinesi di acciai finiti potrebbero registrare un calo a doppia cifra, a causa di fattori quali il rischio di frizioni commerciali e una domanda internazionale poco brillante.
Nell’ultima settimana, nonostante il calo dei prezzi del minerale ferroso le quotazioni dei coils laminati a caldo nel mercato cinese non hanno risentito della correzione. Le offerte all’export hanno fatto registrare qualche solo una diminuzione di prezzo a Kuala Lumpur – Malesia, posizionandosi nei giorni scorsi attorno ai 617 euro/ton ExW nel caso degli HRC SS400.
Confronto grafico Acciaio HRC Tailandia – Malesia – Vietnam – Cina euro/ton – Powered by Commodity Evolution
Resta da capire se e in che misura l’andamento dei prezzi del minerale di ferro e dei coils cinesi influenzeranno i mercati siderurgici mondiali e, in particolare, quello europeo. Al momento, i prezzi dei coils a caldo in Europa sono supportati da fattori quali un’offerta relativamente contenuta, gli elevati costi di produzione, le difficoltà legate all’import e gli alti costi di nolo.
Tuttavia, la domanda, sia apparente che reale, appare debole e diversi operatori hanno indicato il recente riavvio di alcuni impianti siderurgici europei come uno dei fattori che eserciteranno una pressione al ribasso sui prezzi alla produzione nel prossimo periodo.
Tra gli impianti rimessi in funzione da dicembre ad oggi si annoverano l’altoforno n. 5 di Liberty Galati in Romania, l’altoforno A di Salzgitter Flachstahl in Germania, l’altoforno n. 6 di Tata Steel IJmuiden nei Paesi Bassi e i laminatoi di Liberty Steel a Dunaújváros in Ungheria (ex Dunaferr).
Restano al momento fermi impianti come l’altoforno n. 1 di ArcelorMittal a Fos-sur-Mer in Francia, gli altiforni di Liberty Ostrava in Repubblica Ceca e l’altoforno n. 1 di HBIS a Smederevo in Serbia, oltre ovviamente agli altiforni dell’ex Ilva di Taranto (dove solo l’altoforno n. 4 è in funzione a marcia ridotta).
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